domenica 13 novembre 2016

Mangiatori di vento

Tutta la fatica dell'uomo è per la sua bocca, eppure il suo desiderio non si sazia mai.” (Qo 6,7)
Mangiatore di vento, olio su tela, 50x70, 2009


Che sapore ha l'esistenza? Se l'uomo potesse scegliere, di quali pietanze riempirebbe la sua tavola? Forse di ricchezze, di sapienza, di scienza, di ricordi, di illusioni, di ore, di tutto ciò che la sua bocca riesca a contenere. Egli potrebbe così deliziare i suoi invitati, stupirli, riempirli. Ma la musica che avvolgerebbe il suo banchetto non sarebbe altro che hebel, il vuoto, l'inconsistenza, una nebbia insapore che nasconde tutto e al cui svanire mostra solo ombre. L' hebel è come un vento, al suo passaggio muove ogni cosa, ravviva, fa sentire la sua melodia, ma solo per un attimo, poi torna il silenzio, tutto si pietrifica, finché non arriva un soffio diverso, da un altro punto, ma ancora una volta illusorio. La fame di vento non offre riposo, corrode l'uomo dall'interno e lo riempie di ansie invincibili. La ragione di tutto questo sta nella realtà di chi non è più capace di provare gusto per la sua esistenza, di chi si accontenta di continuare a ruotare nel vortice del vento e di restarne mutilato o stanco.

Ispirazione tratta dal libro di Qoelet.
Qoelet

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