

3 settembre 2007.
Mica male come sottotitolo al numero di targa, no? Sempre meglio che: Garage Boschetti, Lugano. Ihih. Eccomi in Oceania. Oggi primo giorno di primavera. A testa in giù, come direbbe qualcuno. Ora sono seduta sul letto, ascolto Peter Gabriel, scrivo e sorrido ripensando alla chiacchierata turistica fatta prima con Greta, la signora che mi ospita, cordiale, simpatica, colta, speed e alternativa. Grande! Stamattina è stata così gentile da farsi mezz’ora di auto per portarmi in centro e mostrami la via della scuola. Sorrido anche ripensando all’uomo che ieri è venuto a prenderci in stazione, quando ha capito che si parlava italiano ha chiesto di indovinare di quale nazionalità fosse, ok… né greco e nemmeno inglese: “Siciliano sognno!!!” Ahah, e tutto contento ha messo da parte un momento la sua aria distinta per far posto a un cd di caberet australiano, con un Beppe Grillo della zona che prendeva in giro le caratteristiche siciliane. Belle persone.
Del resto, la scuola è al 90% popolata da ragazzi di nazionalità asiatica e nella casa in cui vivo ci sono due giapponesi e una taiwana (o taiwanita? Boh), simpatiche e un poco riservate. Noto delle similutidi a livello caratteriale tra me e loro. Bello, a parte che quando fanno i gargarismi le senti a un miglio di distanza.
Melbourne, da quel poco che ho potuto intuire oggi, ha una distesa di attrattive che voglio visitare, al costo di farlo da sola. Musei, teatri, esibizioni, giardini, parchi, creatività, festival, concerti (gratuiti!!!), escursioni… wow. Ho pure saputo che tra qualche settimana ci sarà Elton John a concertare in uno dei parchi della città, peccato che però 200 dollari non li sborso… Sorry ma “Tiny Dancer”, per quanto bella che sia, continuerò ad ascoltarla allo stereo. Sono anche sollevata nel vedere che almeno dall’altre parte del globo, i manifesti di carattere sociale esposti presentano frasi tipo: “Make poverty history.” Quasi quasi faccio una foto e la spedisco al Signor Wicht e alla sua banda di pecore.
Il manifesto più grande che ho visto diceva di usare l’acqua in modo molto parsimonioso, anche a scuola girano avvisi del genere, pare infatti che in Australia l’acqua non sia per niente di troppo…
Un saluto da Surrey Hills, Alandale Street. I’ll write you soon! Fla
9 settembre 2007.
L’altro giorno, dopo aver visitato l’immenso “Victoria Market” e una mostra fotografica, mentre camminavo in direzione della stazione per prendere il tram mi sono imbattuta in un ragazzo, isolato sul marciapiede, che con il suo piccolo amplificatore e la sua chitarra consumata suonava e cantava senza la pretesa di attirare l’attenzione del pubblico. Come treni in corsa, le persone gli passavano dinanzi, ma di degnarlo di un misero ascolto non c’era verso. Io ci ho tentato, sono rimasta lì mezz’ora e alla fine ho preso un suo cd.
www.myspace.com/spencerjohnsonjoseph
È un genere che ricorda un po’ i Travis, ma più acustico… Credo sia per colpa sua che ieri, dopo aver fatto tappa alla Rod Laver Arena (sede degli Australian Open di tennis), mentre camminavo in città senza una meta precisa ho deciso di andare al cinema a vedere “Once”, mi ha incuriosita il poster raffigurante una coppia di musicisti. Bellissimo film, non per niente il titolo viene accompagnato da: “May will be the best music film of our generation”. Dolcissimo ma allo stesso tempo per niente smielato, la miscela giusta. www.oncethemovie.com
Devo dire che qui la gente è davvero “friendly”: sono sul tram, armeggio con la macchina fotografica, guardo la cartina, insomma dò proprio l’idea di essere una turista. Un ragazzo mi osserva, nota tutto ciò, si avvicina e inizia a parlarmi consigliandomi su cosa vale la pena visitare a Melbourne indicandomi con cura quale tram prendere. Cammino per strada, mi fermo fotografando il poster del film sopra citato perché mi ricorda la copertina di un album di Bob Dylan, passa un signore anziano, mi osserva incuriosito e inizia a chiedermi se l’ho già visto o se mi piacerebbe vederlo. Così, si ferma, chiacchiera e poi mi augura buona giornata. Entro in sala, barcollo perché i pop corn e la coca cola mi sbilanciano un pochino… un tipo vede la scena ed esclama ridendo: “Hi, take care, don’t fall down!” Bestiali.
Come ultima meta della giornata non poteva mancare l’Hard Rock Café, la chiesa di ogni credente dipendentedamusica. Come a Barcellona, anche in questo c’è una Chevrolet appesa a mo’ di lampadario sopra il bancone del bar e chitarre ovunque… Tom Petty, Jimi Hendrix e tanti altri.
Cammino come una dannata! Ma sono contenta, soprattutto la sera quando torno a casa esausta e ci guardiamo tutti insieme Crocodile Dundee per il piacere delle asiatiche che, stranamente, non l’hanno mai sentito nominare! Poi vedere Paul Hogan con un australiana che commenta il film... ha tutto un altro sapore.
Oggi invece visita allo zoo, ben quattro ore per vedere tutti gli animali che lo popolano e, finalmente, eccomi a pochi passi dal canguro, anzi… dai canguri, saranno stati una ventina sparsi qua e là… assopiti senza rendersi conto di essere i vip della giornata con tutti quegli obiettivi e sguardi puntati su di loro. Bellissimo inoltre vedere Timon dal vivo, il suricata è di una dolcezza incredibile. Impressionante l’anaconda, mai vista prima, per non parlare della serra delle farfalle, alcune con un’apertura alare di 15 centimetri, armate di colori sfavillanti volteggiavano sopra le nostre teste.